Viaggiare nel Medio Evo 

Già all'inizio del V secolo in Italia i viaggi per terra erano divenuti pericolosi e difficili a causa delle invasioni dei Visigoti che avevano distrutto ponti, locande, postazioni fortificate, stazioni per il cambio dei cavalli, bloccando in più punti l'Aurelia che da Roma portava alla Francia lungo il Mar Tirreno. Il poeta latino Rutilio Namaziano racconta, nell'opera in distici elegiaci De reditu [Il ritorno], che volendo tornare da Roma nella Gallia narbonese, fra il 415 e il 417, ritenne più sicura la via di mare: dovendo portare con sé beni e viveri scelse di viaggiare con una flottiglia di barche e impiegò circa quindici giorni per compiere il tratto da Roma a Luni, subito a sud di La Spezia.

Ecco come spiega le ragioni della scelta della via di mare (la traduzione in versi è di Alessandro Fo, da Rutilio Namaziano, Il ritorno, Einaudi, T orino 1993): «Si sceglie il mare, perche le vie di terra / fradice in piano per i fiumi, sui monti sono aspre di rocce:/ dopo che i campi di Tuscia [la Toscana], dopo che la via Aurelia, / sofferte a ferro e fuoco le orde dei Goti, / non domano più le selve con locande, ne i fiumi con ponti,/ è meglio affidare le vele al mare, sebbene incerto».

Successivamente, venne abbandonata non solo l'Aurelia (a causa delle paludi e dei Saraceni che compivano razzie sulle coste), ma, in parte, anche la Cassia, che portava da Roma a Firenze attraverso Arezzo. Da Bolsena a Parma (da Roma sino a Bolsena si continuò a usare la Cassia) si seguiva la via Francigena, che collegava Lazio e Toscana alla Francia (di qui il nome di Francigena).

Essa passava da Siena e da Poggibonsi, attraversava l'Arno presso San Miniato e poi, attraverso Lucca, Pontremoli e il passo della Cisa, giungeva a Parma (senza toccare dunque né Arezzo ne Firenze, che d'altronde in tutto l'AIto Medioevo era assai meno importante di Lucca). l tempi di questo percorso diventano più veloci a mano a mano che si passa dall'Alto al Basso Medioevo: poco prima del Mille, intorno al 980, Sigerico, arcivescovo di Canterbury, impiegò venti giorni per giungere da Roma all'Arno (tredici giorni furono necessari solo per il tratto Roma-Siena), facendo tappe di circa 15-20 km al giorno. Due secoli dopo, nel 1191, Filippo Augusto, re di Francia, al ritorno dalle crociate, impiegò quattordici giorni a compiere lo stesso tratto (e dieci per quello Roma-Siena). Infine, centosessanta anni dopo, nel 1254, all' arcivescovo di Rouen Eude Rigaud, furono necessari solo nove giorni (sette per Roma-Siena): ogni tappa giornaliera copriva ormai circa 35 km, il doppio, dunque, rispetto a tre secoli prima. (Cfr. Ch. M. De La Roncière, Ph. Contamine, R. Delort e M. Rouche, L 'Europe au Moyen Age, A. Colin, Paris 1969, vol. II, pp. 110-112).