La concezione della storia nel Medio Evo

Per gli autori medievali la storia non è più, come per gli antichi, la scienza razionale delle cause e delle necessità, ma lo scenario in cui si può tentare di cogliere l'imperscrutabile volontà divina.

La conoscenza storica, quindi, diveniva conoscenza di un dramma unitario, con un inizio assoluto (la creazione), una fine assoluta (la seconda venuta di Cristo con il Giudizio Universale) e uno svolgimento fatto di tappe, vale a dire che gli intellettuali del medioevo avevano elaborato una concezione del tempo lineare e progressiva, posta a fondamento di tutte le cronache universali e sostitutiva di quella ciclica degli autori classici.

La struttura di fondo delle cronache universali faceva riferimento alla giustapposizione di due modelli: quello delle sei età del mondo e quello dei quattro imperi.

Il primo, che possiamo ritrovare già in Sant'Agostino, ma definito al tempo di Beda il Venerabile, erudito irlandese vissuto tra il VII e l'VIII secolo, segnava le grandi tappe di periodizzazione del corso della storia sulla base dell'Antico Testamento.

Prima età: infanzia da Adamo a Noè (dalla creazione al diluvio: 1656 anni ) Primo giorno della creazione
Seconda età: puerizia da Noè ad Abramo Secondo giorno della creazione
Terza età: adolescenza da Abramo a David Terzo giorno della creazione
Quarta età: giovanile da David all'esilio babilonese Quarto giorno della creazione
Quinta età: senilità dall'esilio all'incarnazione di Cristo Quinto giorno della creazione
Sesta età: decrepitezza dall'incarnazione alla fine dei tempi Sesto giorno della creazione

Gli intellettuali medioevali si esercitavano a calcolare quanto tempo ancora era rimasto alla sesta età, che essi stavano vivendo; e siccome alcuni autori identificarono ogni età con un "millennio" si poteva azzardare la tesi che il mondo sarebbe finito al compimento del primo millennio dopo Cristo, questa tesi era anche supportata da un passo dell'Apocalisse .... Ebbe così origine il fenomeno del CHILIACHISMO  o MILLENARISMO.

Il secondo si fondava sulla successione di quattro regni o imperi, voluti da Dio come mezzi di unificazione del genere umano:

1. l'impero degli Assiri e Babilonesi

2. l'impero dei Persiani

3. l'impero dei Greci e dei Macedoni

4. l'impero dei Romani.

Quest'ultimo era stato consentito dalla Provvidenza divina perché il Vangelo potesse affermarsi con maggiore facilità e si identificava dunque con la sesta età della precedente concezione, costituendone il principio universale e politico, su cui si fondava anche l'idea della translatio imperii.

 

eventuale riferimento a Esiodo